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04 dicembre 2008

Seguo

il suono flebile di una voce che chiede aiuto. Sembra quella di una donna anziana. Entro in una cucina mai vista prima e subito sulla destra c'è un piccolo tavolo rotondo. Resto fermo nel vano della porta.
Seduta al tavolo, c'è quella donna. Mi sorride, e le sue rughe con lei. Con una mano si sta versando del tè ma dalla teiera non esce nulla. Il servizio, di quelli buoni, è apparecchiato su di una tovaglia quadrata i cui angoli cadono dal bordo del tavolo.
Tutto è avvolto dall'assenza di luce e la penombra è color seppia.
-Aiuto!- di nuovo quella voce. Davanti alla porta c'è la finestra della cucina. Di spalle, una donna guarda fuori. Trema impaurita, forse piange ed è scossa dai singhiozzi. Con una mano stringe sul petto i lembi del suo cardigan scuro, l'altra indica fuori. La finestra è al piano terra, riesco a vedere le luci di alcuni lampioni e un prato. Mi avvicino alla donna guardando oltre i vetri.
Lei indica fuori.
E fuori vedo un'ombra.
Mi avvicino e e l'ombra si avvicina.
Mi fermo e l'ombra si ferma.
Continuo a scrutarla mentre lei segue i miei stessi movimenti. Finchè non capisco di essere io, quell'ombra. E mi sveglio.
Ueno mon amour - tracina,2008
[...when the earth stopped moving, the river lost its flow...]

23 gennaio 2008

Vorrei

avere il dono delle lingue. Per capire. E non aver paura.
O averne, quando è giusto averne. E allontanarmi. Fingendo indifferenza.
Vorrei avere il dono delle lingue. Per partire. E magari non tornare.
O tornare dopo tanti anni. E stupirmi e dire guarda com'è diverso, adesso. Tenendoci per mano. Come quando siamo partiti.
Respirano ancora i miei sogni in fondo a quel fosso. L'acqua è scura e li protegge.
Forse mi tufferò a riprenderli. E se necessario li stenderò al sole ad asciugare. Saranno un po' sbiaditi, forse. Ma non importa. Di nuovi son già pronto a farne.

BANUG a.k.a darkshine - Ningyou
[...back again in time for day, in a lily pond I lay...]

10 gennaio 2008

Quando

sogno che intorno a me c'è nebbia, mi sveglio sentendomi come fossi in ritardo. Eppure non ho un appuntamento. Sento come se un motore compisse migliaia e migliaia di giri per permettere al mio corpo semplicemente di mettersi in piedi. O aprire gli occhi.
C'era un'isola stavolta. E una partita di pallone. E una festa a cui avrei dovuto essere, ma che spiavo da lontano. All'aperto. Di notte. Piccole luci appese fra i rami spogli degli alberi, sfere bianche nella nebbia. E fango a terra e sulle mie scarpe. E un prato verde e bagnato.
Mi è bastato vedere un cappello, ieri, e ho sognato chi l'indossava.
Il signore delle uova oggi non c'era. C'era suo figlio. Avrei voluto chiedergli dove fosse il padre. Lui mi chiede sempre dei miei nonni. Sempre. E anche se oggi non c'era, gliel'ho detto lo stesso.
Stanno bene, grazie.

Egg (To Christopher Columbus) by Javier Marchán, 2006 - Photograph: Harold Koopmans
[...all things go, all things go to recreate us...]

14 settembre 2007

E' completamente

diversa da come avevo immaginato.
La magia tarda ad arrivare, ma quando arriva mi sorprende all'improvviso.
Come per dispetto. O come un regalo inaspettato.
Un destino rivelato in una piccola sfera di cristallo. Due domande e la stessa identica risposta.
Oui.
E mi ricordo che è bello sognare. E sperare che tutto si avveri.

les petites diseuses d'avenir

27 aprile 2007

Non so

dirle del sogno che ho fatto.
C'era suo padre. Mio nonno.
Nel prato davanti casa in lontananza. Cammina con altre persone vicino al basso muro di pietre. Non guarda verso di me. Sta di profilo e parla. Ma non sento una parola. E' troppo lontano.
Delle persone con cui cammina ne ricordo solo una. Mia nonna. L'altra.
I vivi che camminano coi morti. E parlano. E ridono. In sogno.
Lei saprebbe dirmi cosa significa. Ma io non voglio scoprirlo. Preferisco il dubbio.
Sono passati dieci anni da quando se n'è andato. Me ne sono ricordato solo oggi.
Ricordo che quella mattina lei piangeva al telefono. A sua madre diceva vorrei essere un
uccellino e volare da te. Parlavano nel loro incomprensibile dialetto.
Trovai tenere quelle parole. E dolorose. Significava che non saremmo andati. Il paese era isolato. Le strade chiuse. Troppa neve.
L'avevo sognato qualche notte prima. Col vestito della domenica. E il suo cappello. Quello buono. Mi sorride e mi saluta. Poi si allontana.
Lentamente sale la salita dietro casa.

aboriginal art dream spirit
[...I kiss you, I miss you...]

04 agosto 2006

Prometti

di non farlo,mi dice. Il mio sguardo non si alza dal metro quadro che mi circonda. Sono di nuovo in quell'aula. Che senso ha fare promesse in sogno? Poco prima lo inseguivo a piedi nudi nella metropolitana. Non sei tu, gli dicevo. Non sei così. Io non riesco a farmi capire. L'eco delle risate mi ha svegliato. Ho il fiato corto. Come se avessi corso davvero.
Ma poi.
Ma poi un messaggio di buongiorno addolcisce il mio risveglio.
Ma poi mi faccio la barba e sembro un clown.
Ma poi mi vesto di giallo e vado a comprare dieci uova.
Lungo il tragitto cerco di indovinare il peso della mia testa. Oggi pesa più del solito.
Il Signore delle Uova a cui manca la prima falange di un anulare sta seduto davanti al negozio. Lo saluto. Davanti a lui due cani. Uno è bianco e nero. Questo cane sa cantare, mi risponde. Forse lo guardo perplesso.
Les Dames Les Dames , intona. E il cane bianco e nero risponde con un lungo ululato. Amélie mi fa un baffo, penso.
Esco dal vicolo. In una mano la busta con le uova. Nell'altra alcune monete. Il resto dei cinque euro.
Mi avvicino alla strada per attraversare. Metto le monete in tasca. Un tintinnio si sparge ai miei piedi.
La tasca è bucata. L'avevo dimenticato.
Il mio sguardo non si alza dal metro quadro che mi circonda.

zara
[...you were knocking me down with the palm of your eye...]

24 luglio 2006

Improvvisamente

la pioggia. Seduto al mio banco, a scuola. Fisso i vetri sui cui scivola lenta come fosse gelatina trasparente. La luce è spenta, è pieno giorno. Ma l'improvvisa oscurità ci ha reso inquieti. La penombra ci fa più belli. Nel mezzo della lezione mi alzo e vado verso le finestre. Ne apro una. Non piove più. Altri fanno come me.
Una ragazza mi si avvicina. Guarda, le dico. Col dito indico la linea di palazzi al confine col cielo. Guarda,l'orizzonte è un arcobaleno. Lei stringe gli occhi come per mettere a fuoco. Non vedo nulla, mi dice. Solo il cielo grigio. E' vero, non c'è più quella striscia di colore.
Ma c'era,mi chiedo. C'era? What is gold I see grey.

Davvero si sogna ciò che si desidera? E davvero desidero ciò che sogno?
Davvero voglio che torni da me?
Sospeso in questo limbo vorrei non sognare se il risveglio deve essere così amaro.


[...Oh,you hold your breath and clasp at Cassiopeia...]

10 luglio 2006

E' come

se lo stessi guardando nascosto nel suo armadio. Gli specchi sulle ante. Tra di noi come uno schermo. Lo vedo muoversi nella sua stanza. Si accorgerà di me, mi chiedo. Lo vorrei. Ma in silenzio lo osservo compiere gli ultimi gesti prima di mettersi a letto. Abbassa lo schermo del suo portatile. Scosta le lenzuola. Si sdraia. Chiude gli occhi. E sorride.
Dicono che i sogni fatti all'alba siano i più veritieri.


[...hope I do turn in to you...]

31 maggio 2006

La sua

voce urla al telefono. Chi sei. Dimmi chi sei. Lo so, sei uno dei tanti. Uno dei tanti. E io non dico nulla.
E mi sveglio.
E' vero. Sono solo uno dei tanti.
E mi ritrovo a confidarmi con una sconosciuta. Non so nemmeno che suono abbia la sua voce. Non so nemmeno se esiste. Perchè è tutto nella mia testa. Lei mi ascolta e questo mi basta.
Se solo ricordassi i segreti che le ho rivelato. Ma li ho persi nel momento in cui li ho liberati.
Se solo riuscissi a liberarmi della stanchezza. Ma ho strappato via le radici. Per non sentire la sete.
Non prova dolore,la foglia morta quando cade. Solo il brivido dell'avvolgersi in spirali di vento.


[...you need someone to fall into...]

09 aprile 2006

Lei

è morta. E io piango. Disperato.
C'è un foglio sulla scrivania. La stanza è asettica. Impersonale. Come in un albergo.
La luce che entra da fuori è blu. Il sole nasce dietro nuvole scure riflesse sul mare. La finestra del balcone è aperta.
Leggo quelle poche righe. Nella penombra,mi tremano le mani. Lei è qui con me. Legge mentre leggo. Piange. Mentre piango.
Non mi amava. Ero infelice. Giustifica così il suo gesto.
Alzo lo sguardo dal foglio. Lei è lì. Mi guarda dal balcone. Gli occhi rossi. Non piange più. Sospira. Si volta. Salta.
E' così che dev'essere andata.

Oggi sono andato a trovarla. Aspetto tutto il giorno il momento giusto per raccontarle il mio sogno. Ti va di andare al mare,mi chiede. Dove vuoi tu,per me va bene.
Soli,finalmente. Mi imbarazza chiederle qualcosa di così intimo. Chiederle se è felice.
La butto sul ridere. Le chiedo se ha istinti suicidi. Perchè,vuole sapere. Ti ho sognata,rispondo. E non eri felice.
Hai ragione,mi dice. Sto vivendo una storia un po' tormentata,ma non fino a questo punto. Però è strano che tu l'abbia saputo da un sogno.
Già. E' l'unica cosa che riesco a dirle. Seduti sulla sabbia.

[...sometimes I think that I'm bigger than the sound...]

16 febbraio 2006

Di nuovo

raccolgo uova di quaglia. In sogno. L'aria è secca. Colorata di seppia. Come se fosse appena piovuta sabbia. Tra sassi impolverati raccolgo tre uova. Ma stavolta è diverso. I gusci sono rotti. Vuoti e secchi. Ci guardo dentro.
Alzo gli occhi da quei buchi nei gusci e sono in un appartamento. E' casa mia. Ci sono un uomo, una donna e una bambina. Io sono l'uomo. Mi vedo attraverso gli occhi della donna. Le imposte sono chiuse. Da fuori filtra la luce del giorno. Spezzando la penombra. E' tutto coperto di polvere. Abbandonato e vecchio. Cerchiamo qualcuno.
Eccola!l'ho trovata, grida la bambina. Sta indicando col dito una poltrona. E' logora e sfondata. Da sotto l'orlo sfilacciato esce una lunga scolopendra nera. Lucida. Percorre qualche metro e si avvolge a spirale. Vicino ai piedi della bambina.


[...things are getting strange I'm starting to worry...]

30 gennaio 2006

Ho in mano

una scatola. Sembra una cassetta per la frutta. Di legno. Piena d'acqua. Cammino lentamente per non versarne il contenuto. Ma inevitabilmente qualche goccia cade. Perchè è piena fino all'orlo. Perchè continuo a fissarne il fondo. Sento le mani bagnarsi. Però l'acqua è più profonda della scatola. E nel fondo fangoso vedo muoversi tanti piccoli pesci. Sembrano disegnati con inchiostro dorato.
Mi sveglio inquieto. E mi riaddormento.


[...I want to walk in open wind...]

12 ottobre 2005

Un brivido

e mi sveglio.E' così da alcune mattine.

Nel sogno di stanotte il mare è congelato. Nuoto vicino ad un iceberg. Raggiungo la terraferma e cammino.
Davanti a me un vulcano coperto di neve. Intorno la neve è sciolta. Tutto è bagnato. Fangoso. Sta rinascendo l'erba.
Cammino e mi guardo intorno. Ci sono altre persone con me. E non so dove andiamo nè se andiamo tutti dalla stessa parte.
L'erba ora è alta e tra gli steli c'è uno stagno.
Poi la terra trema. L'acqua davanti a me ribolle.
Un boato. Dall'alto del vulcano scende fango bollente. Viene verso di noi.
Ricordo solo che ho iniziato a correre.