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09 aprile 2008

Alzo

lo sguardo dal mio piatto. Lei è lì, seduta davanti a me. Come sempre.
Ha finito di mangiare e fissa un punto nel piatto di mio padre. Il vuoto.
Gli occhi spalancati. Immobili. Di liquido vetro azzurro.
E se morisse adesso, mentre la guardo? penso.
Abbasso subito gli occhi.
Dov'è andata, mi chiedo.
E cerco di immaginarlo, quel posto. Ma è così lontano. Così suo.
Torna!, mi verrebbe da urlarle.
Alzo di nuovo gli occhi su di lei. Sta ancora così. Immobile. Stavolta la fisso più a lungo. Vorrei capire dove va.
Non troppo a lungo, mi dico. Non voglio che se ne accorga.
Di nuovo abbasso gli occhi.
Di nuovo torno a guardarla.
Di colpo mi sento avvampare il viso. Mi sta fissando. Lei. Dritto negli occhi. E ride.
Mi spii, mi chiede.
Io non riesco a dirle nulla. Forse un no appena sussurrato.
Viene anche a me da ridere. Perchè in quel posto mi ci ha portato.
E c'eravamo soltanto noi due.

[...se solo fossi qui, parlerei di più...]

28 novembre 2007

Certe

cose riesco a dirle solo così. All'improvviso. Dando l'impressione di non averle meditate.
A dicembre, le ho detto.
E lei ha interrotto una frase a metà. Accennando un sorriso.
Ho visto il momento esatto in cui le sue pupille sono sparite. Per lasciare spazio a tutto l'azzurro dei suoi occhi.
Come se le mie parole fossero state di luce. E gliele avessi puntate dritte in faccia.
Non riesce ad aggiungere altro. Così esco dalla sua stanza.
E dicembre è alle porte. E non so ancora quando.

tracina - la fille qui roule une cigarette
[...let my silence speak for me...]

14 settembre 2007

E' completamente

diversa da come avevo immaginato.
La magia tarda ad arrivare, ma quando arriva mi sorprende all'improvviso.
Come per dispetto. O come un regalo inaspettato.
Un destino rivelato in una piccola sfera di cristallo. Due domande e la stessa identica risposta.
Oui.
E mi ricordo che è bello sognare. E sperare che tutto si avveri.

les petites diseuses d'avenir

13 luglio 2007

Una ricostruzione

mentale dei fatti. Per capire dov'è il punto di rottura. O dove sarà.
Ci sono io sul mio letto. Rido ad ogni parola che lei dice. Perchè non riesce a darmi una spiegazione del perchè a me un figlio così non piace.
Ci sono io sul mio letto. Non rido più adesso. Lei è appena uscita di casa. Almeno così ho creduto. Rientra nella stanza giusto in tempo. Prima che le lacrime inizino a scendere.
E le congela lì.
Dove ancora stanno nell'attesa di sciogliersi.

E continuo a sentirmi come se avessi dimenticato qualcosa.

つき
[...and I was blessed among all women, to have forgotten everything...]

18 gennaio 2006

Rompe

il silenzio e torna a parlarmi. Tremo. Non deve accorgersene. Continuo a digitare sulla tastiera mentre parla. Abbasso il volume delle casse. La guardo sorridendo. Se faccio così riesco a controllare la mia tensione. Anche se non c'è niente da ridere. La guardo e non capisco dove sono io in questo suo discorso.
Lei è preoccupata.
Lei non dorme la notte.
Lei ha un peso sul cuore.
Lei mi vuole troppo bene.
Lei vuole che l'abbracci.
Lei vuole un bacio.
Lei. Lei. Lei. Lei. Lei. Lei.
Le do false promesse. Non riesco a fare altro. L'illusione svanisce in una parola. Parassita.
Ma stavolta è diverso. Stavolta la lama colpisce me. Non lei.

santa lucia
[...scolpiscono un cuore di piombo...]

07 ottobre 2005

Quando lei

mi parla le sue parole muovono l'aria. Si condensa, la sua voce. E mi colpisce.
Sul viso.
Ai fianchi.
Allo stomaco.
Accuso ogni colpo. Posso solo fingere di non sentire. Devo anche chiudere gli occhi, perchè le sue parole le vedo.
Lei vorrebbe solo capire.
Capire quello che io stesso non so capire. Dare un nome a ciò che nemmeno io so nominare.
E immagino una lama che la colpisca. Mentre è lì seduta che mi parla.
E finalmente il silenzio.

04 ottobre 2005

Mi dice

che mia cugina aspetta un figlio. Il suo primo.
Dovrei gioire dentro di me.Sorridere almeno. Io amo mia cugina.
E invece la sua voce fa eco nella mia testa e lentamente si disperde. E' come se avessi visto il fulmine e stessi aspettando il tuono. Conto i secondi. Ma il tuono non arriva.
Non so cosa dire e faccio le solite domande di rito. Non ascolto le risposte.
Sto aspettando il tuono.
Faccio due conti e nemmeno il fatto che possa nascere nello stesso periodo del mio compleanno mi fa sentire alcun suono.
Cosa sto diventando?
Possibile che non provi nulla?
Cerco allora di consolarmi immaginando di andarla a trovare fra qualche mese.
Il suo enorme pancione sotto la maglietta grigia.
La mia mano sul suo ventre.Poi il mio orecchio. Chiudo gli occhi. Trattengo il respiro.
Ascolto.
Nessun tuono.