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22 aprile 2009

Ascoltando

quel giro di valzer, dal semaforo lo sguardo si alza verso le finestre di casa. Al quarto piano.
Di una, sono chiuse anche le imposte. Dell'altra, poco mi importa.
Eccolo, affiora il ricordo.
Del sabato e delle finestre spalancate. Del sole che sul pavimento disegna con un'ombra la sua storta cornice di luce. Dell'odore di carta bruciata con la mia lente di vetro. Del vento che lentamente gonfia le tende, come fossero vele, e le soffia fuori e trattengo il respiro.
Che cosa resta?

accarezzo V - a lens toy
[...and those who dance, begin to dance...]

15 ottobre 2008

Non basta

quel filo di trucco a nascondere i segni della stanchezza. Mi sorprendi a fissarti nel riflesso del vetro. Abbasso lo sguardo e arrossisco. Qui e' difficile passare inosservati.
Di te mi attirano i nodi che ti stringono il ventre. Ti costringono in una posa austera. Forte.
Elegante.
Mi sembra di sentirlo, il peso di quei nodi. Di afferrarne il senso. Capirne la sostanza.
Senza quei nodi non saresti la stessa.
Senza quei nodi non sarei me stesso. Adesso.
Poi mi giro dopo essere sceso dal vagone. Sei andata ad occupare il mio posto.

tracina - Ueno Tokyo Station
[...for him who thence could solace bring to his dark imagining...]

28 agosto 2008

Proprio

come quella sera che tornavo a casa dopo aver provato a telefonare.
Muto, il telefono. Il mio bisogno di comunicare, come sospeso.
E piove anche. Avrei dovuto portare l'ombrello, penso alzando lo sguardo verso casa.
Ed e' li' che li ho visti. Un uomo e una donna. Salire l'ultima rampa di scale prima di fermarsi davanti alla loro porta. Proprio di fronte alla mia. Ridono, prima di entrare in casa. Chissa' cosa si sono detti.
Ho sempre immaginato vuoto, quell'appartamento. Qui, dove ogni stanza racchiude un mondo intero, ho immaginato una casa vuota. Identica alla mia. Vuota e immacolata, pero'.
Sotto la luce del lampione cadono distinte le gocce d'acqua.
Ed e' in quel momento che mi accorgo di essere completamente asciutto. Attraverso di corsa la strada e salgo le scale. Digito il codice per aprire la porta. Mi tolgo le scarpe.
E sono a casa.

Ichikawa mon amour- So lovely was the loneliness
[...so lovely was the loneliness...]

13 giugno 2008

Con la testa

appoggiata fra le mani, fissa l'orizzonte lontano. Da secoli. Prendendosi gioco del mondo.
Soltanto stamattina mi sono accorto di quanto mi assomigli. Non solo nell'atteggiamento. Anche nella sostanza. Entrambi siamo immobili e densi. Lui di pietra. Io di carne. Lui di carne. Io di pietra.
Dipende dai punti di vista.
Si tratta, ora, di decidere se restare a guardare il panorama o se diventarne parte.

tracina - paris mon amour
[...yet that terror was not fright but a tremolous delight...]

20 maggio 2008

Bevo

direttamente dalla bottiglia.
Acqua.
Dovrebbe essere insapore, mi dico. Questa, invece, ha un retrogusto amarognolo. Ma va bene se serve a sciacquarmi la bocca dal gusto troppo dolce di un wafer alla nocciola.
Al buio seguo col dorso della mano il profilo del mobile che porta verso il bagno.
Ed è mentre cammino come un cieco che ripenso a quel sapore. Al buio mi ricordo di tante cose.


[...I'm scared of the middle place between light and nowhere...]

04 aprile 2008

La risposta

sarà sempre la stessa. Niente.
Immaginare mi viene meglio che vivere. Tutto diventa così reale che è come se lo stessi facendo veramente. Faccio mie cose che non ho. Arringo folle nella solitudine della mia stanza e coltivo piante che non ho mai seminato. Leggo libri che non ho mai avuto e sfoglio foto che non ho mai scattato. In questa vita immaginata non sono poi tanto diverso da come sono in realtà.
Solo un po' più ricco. Di entusiasmo, ovviamente.

tracina - romanina mon amour II
[...you close your eyes and I die...]

16 febbraio 2007

Tu continuerai

a darmi del maschile anche quando avrò una quarta di reggiseno, mi dice ridendo.
Hai ragione -scusa- è che devo abituarmi, rido anche io.
Estremo come sempre nelle sue scelte. Anzi. Estrema.
Ci siamo rivisti con una scusa. Un libro. Non ti spaventare, mi aveva detto al telefono.
Ci salutiamo ridendo imbarazzati. Arrossisce sotto al trucco pesante. E anche io arrossisco.
Camminiamo.
E cerco di comportarmi come se niente fosse. Di non fare caso agli sguardi della gente. Delle ragazze, soprattutto.
Mi chiedo se anche io ho avuto lo stesso sguardo, incontrandoci.
E' già buio quando scendo dal tram. Quando mi volto per un ultimo saluto.
Ma non mi guarda. C'è qualcosa che mi turba nei suoi occhi. Qualcosa di remissivo che mi fa venire voglia di chiedere.
E che allo stesso tempo mi impone di tacere.


[...I fell in love with a dead boy...]

19 dicembre 2006

E mi succede

di sentire le note di un piano. Mentre le lame scorrono delicate sul mio viso. Spero di guarire presto, penso.
Devo concentrarmi sui gesti.
Sui movimenti delle mani.
Sulle dita che tirano la pelle. E devo muovere piano la bocca. Per non sentire dolore.
Metto da parte il motivo che risuona nei miei pensieri. Troverò più tardi il tempo di ascoltarlo.
E mi succede di leggere poche righe. Mentre ascolto quel motivo.
E di piangere.
Come solo le persone innamorate sanno fare. Col sorriso sulle labbra. Senza bisogno di fingere nulla.

tracina - interno piccolo borghese
[..it's like us, I'm spiralling..]